COMITATO PER LA DIVULGAZIONE DELLA FIGURA PITTORICA DI
VOLTOLINO FONTANI


STORIA DEL MOVIMENTO EAISTA

L'Eaismo (da Era Atomica -ismo) fu un movimento di pittura e poesia il cui manifesto venne stilato e firmato il 3 settembre 1948 a Livorno da Voltolino Fontani (pittore e massimo ispiratore del movimento), Angiolo Sirio Pellegrini (pittore), Marcello Landi (poeta e pittore), Guido Favati (poeta) e Aldo Neri (pittore).

I fondatori dell'Eaismo

Gli eaisti esortano gli artisti a prendere coscienza dei pericoli insiti nel progresso, a partire dall'energia atomica, scoperta in grado "di rivoluzionare la nostra concezione dell'universo"; sul versante strettamente stilistico propongono il superamento delle avanguardie storiche, dal Futurismo al Cubismo, dal Surrealismo all'Astrattismo, ed auspicano un'arte calata nel momento storico, che, allora, era segnato dalla tragedia della guerra atomica. Gli eaisti concepiscono quindi un'arte "aderente all'epoca", che riprenda contatto con la realtà al di là dell'incomprensibilità ermetica od astrattista, ma che tuttavia non si identifichi con un realismo troppo crudo, dovendo suggerire, in modo sintetico ma intuibile, la profonda inquietudine determinata dal progresso.

Il movimento suscitò scalpore e fu accolto con interesse dalla stampa, a livello locale e nazionale; non mancarono le polemiche e le critiche, soprattutto per l'attacco indiscriminato alle maggiori avanguardie, ma fu percepita la sua originalità, soprattutto il suo mantenersi equidistante, nel settore pittorico, sia da un'arte manierista o meglio postmacchiaiola (che a Livorno dettava ancora legge), che da un'arte astrusamente astratta.

L'Eaismo non sfuggì all'attenzione di Carlo Cassola, che parlò degli eaisti su "Il Mondo", nel 1954, in un articolo sulle attività della Casa della Cultura a Livorno.

Le rassegne eaiste furono tre: la prima a Firenze nel 1949, la seconda a Livorno nel 1953 e l'ultima a Grosseto nel 1959.

Se l'Eaismo presenta alcuni punti fragili, come la condanna totale di tutte le avanguardie, e' innegabile che ha rappresentato uno sforzo concreto di "svecchiamento" dell'arte nel panorama post-bellico livornese e non solo. Purtroppo in pochi anni il movimento si sfaldò, anche per la scarsità degli aderenti, alcuni dei quali lontani dal gruppo (Neri si trasferì in Lombardia, Favati era troppo assorbito dall'impegno di professore universitario di filologia...); oggi è oggetto di una attenta rivalutazione.

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